Avevo dodici anni quando mio padre, per natale, per farmi contento, mi regalò la mitica Olivetti Lettera 32. Da allora la passione per il profumo della carta stampata, per la magia delle parole che diventano immagine e si propagano anche a grandi distanze, non mi ha più abbandonato. Nemmeno ora che invece potrei distrarmi e riposarmi, dopo un lungo cammino professionale diverso nella vita, e dopo che la rivoluzione digitale ha spazzato via il profumo della carta e dell’inchiostro.

Così ho dato vita a questa piccola realtà, sostenuta dietro le quinte da una consolidata realtà grafica, cura dell’immagine, comunicazione, intraprendenza nel nuovo universo digitale.

Il know how non manca, ve lo assicuro, ma non vogliamo strafare.

Il nome solidago è stato scelto da me per amore di un mio passato mai rinnegato di apicoltore dilettante, quando con le mie arnie inseguivo la fioritura tardiva di questa umile pianta dei terreni incolti, degli argini dei canali e dei fossati. La inseguivo perché il suo nettare è importante per costituire le scorte invernali delle api, ma anche perché il surplus di miele che ne ricavavo, un miele dorato e aromatico, non molto denso e per questo poco pregiato, a me piaceva da matti.

Insomma, solidago come metafora dai tanti significati carichi di emozioni, come vorrei che fosse questa piccola casa editrice.

E allora pronti: raccontiamoci delle storie! Trasgrediamo l’esortazione classica di “non raccontiamoci storie”, per entrare nel mondo in cui le storie (storie di vita, storie di sfide, storie di nostalgia, storie di mondi) occupano un posto importante per la tenuta di un umanesimo che in questo nuovo secolo sembra agonizzare.

Ma noi non ci arrendiamo. Dico noi perché intendo includere tutti, voi lettori e voi autori: dobbiamo unirci in questo sforzo di grande resistenza, proprio come la solidago, che fiorisce in pannocchie di centinaia di fiorellini fecondi e che, se necessario, resiste con i suoi rizomi per anni e anni nel terreno ostile in attesa di tempi migliori, senza perdere la propria identità.

Vi aspetto qui come sui social e nelle occasioni di incontro reale. Attendo le vostre proposte, i suggerimenti, i commenti… cresciamo insieme.

Luigi Zai