pec-e-maria-brusa-che-parlano Sono particolarmente lieta di condividere con voi il piacere di immergerci nell’atmosfera che l’opera di Pier Emilio Calliera crea col suo libro, uno scrigno di immagini, pensieri, emozioni suscitate dalla natura e dai personaggi del “Borgo antico”. Tra le vetuste mura si cammina in un silenzioso rispetto come se da quelle pietre si potessero ancora cogliere i sospiri e la vita delle genti che vi hanno amato, lottato, sofferto… Nel libro si percepisce la loro voce e il passato diventa presente, vive ancora nelle tradizioni che si rinnovano, nella semplicità dei riti, nella giocondità delle feste semplici e allegre.

Nel tempo da cui la narrazione trae le sue origini, nelle lunghe notti invernali, la gente si radunava nelle stalle e, nella tiepida penombra, avevano particolare risalto le storie che si raccontavano: di streghe, di amori, di strani fenomeni. Alcune sono contenute nell’opera che stiamo per presentare, ma quelle raccolte in questo libro sono specialmente le storie dell’aurora che l’autore, chiamato familiarmente PEC, scrive al computer prima di cominciare la sua giornata nei campi; le condivide attraverso Facebook con i suoi lettori che, ansiosi, si connettono per coglierle sul nascere. Subito dopo cominciano i commenti… Sembra veramente un cinguettio che si perde nella luce del mattino e… Non si è più soli.

Il desiderio di condivisione spinge l’autore a rendere tutti partecipi di questo piccolo mondo da cui guarda le risaie, i boschi, le persone con un fresco stupore, con la curiosità di un bambino, con l’amore per le piccole cose e per tutto ciò che esiste.

PEC dice di se stesso: “… Sono solo un piccolo uomo di terra: mi piace leggere, scrivere e vivere la vita meravigliosa”. Proprio la vita in tutti i suoi aspetti è cantata nelle storie che non hanno una vera e propria trama, ma si delineano come quadretti di una realtà “dove il tempo si è fermato” o forse è solo trascorso più lentamente, a misura d’uomo. “Ci sono cose che passando veloci non si possono vedere. È un peccato perché basterebbe concedersi un po’ di tempo ogni tanto e fermarsi…”.

L’autore si ferma a guardare gli animali, con lo sguardo divertito e trasognato: sono le carpe che procedono maestose a pelo d’acqua; la donnola dalle forme sinuose, agile ed elegante; Diana, la cagnolina diventata mamma che cerca la complicità della sua padrona Pantera per salvare i suoi cuccioli e persino “Mira”, la mirauda che si drizza fiera a sfidare il mondo: PEC vuole proteggere e salvare anche lei perché è parte della fiaba della vita meravigliosa.

Gli eroi di questo “piccolo mondo antico” sono immortalati con il badile in spalla o sorridenti nelle foto di famiglia; tutti sono grandi nella tenacia, nella costanza della fatica quotidiana, nel coraggio con cui affrontano le sventure secondo il motto di PEC che quasi sempre compare in calce alle storie: “purté pasiensa“. È un invito alla sopportazione che non è mesta rassegnazione, ma serena accettazione di ciò che accade: sofferenze, difficoltà, fatica; in sintonia con tutto ciò che esiste. In un tempo di continua e accesa polemica, di costante critica e di aspra ricerca di responsabilità e di colpevoli, la serena forza di questa gente semplice che cerca di superare i momenti difficili con l’aiuto reciproco e l’impegno condiviso è di silenzioso insegnamento per tutti.

E… “si cantava sempre. D’estate, con le finestre aperte, era bello sentire questi canti… C’era anche chi subiava (fischiava)” e in quelle voci c’era l’armonia dell’essere, la musica eterna della vita.

I personaggi sono ben caratterizzati, spesso secondo l’attività svolta: il “Giuan frè”, il fabbro; il “Pinot” che faceva il “meis da bos-c”, il falegname; il “Notu mulinè” col suo sacco di farina… Tra tutti emerge la figura leggendaria del “Biundin”, il bandito delle risaie bello, agile, affascinante vittima di un momento di abbandono, tradito dal suo stesso desiderio d’amore.

Un risalto particolare è dato alle donne e al loro “immenso lavoro” svolto in risaia. Forti, instancabili, logorate dalla fatica ma piene di energia prorompente. Le mondariso, dopo una giornata sotto il sole nella risaia, alla sera ballavano sull’aia; il suono della fisarmonica sprigionava “l’energia inesauribile di quelle giovani donne piene di vita” che toglievano il sonno ai ragazzi di quel tempo. Ed ecco l’intrigante storia di una di loro, la bellissima Noemi dalle curve armoniose illuminate dalla luna piena. La passione incontenibile di questa “Lupa” delle risaie non sarà corrisposta dal ragazzo oggetto della sua passione che, tra le sue braccia, pensa alla fidanzata e ha nostalgia dell’ “amore che fa la differenza”.

Qualche volta, con una battuta maliziosa, l’autore strizza l’occhio e lascia intuire certe debolezze, ma anche lui condivide la natura ritrosa degli “umani del borgo” che “sono timidi e discreti”.

Il tono del racconto è colloquiale e familiare; il lessico si colora di termini dialettali, per celebrare più efficacemente un ricordo o per riportare fedelmente antichi detti popolari.

L’esposizione semplice e fluida, vicina al linguaggio parlato, si rivela idonea a tradurre le emozioni, soprattutto la commozione per le umane sventure, la solidarietà verso chi soffre, la gioiosa contemplazione della bellezza della natura in tutti i suoi aspetti.

Impercettibilmente, immergendosi nella lettura, ci si sente diversi… La serenità guadagna spazio in noi, ci si ritrova a sorridere, a guardare la realtà con occhi nuovi. Per questo sarebbe bello regalare questo libro alle persone che amiamo, soprattutto nella magia del Natale, resa sapientemente nelle ultime pagine del libro. Bello regalare un’emozione, una speranza nuova, la fiducia nel domani… È il dono racchiuso in quest’opera in cui la narrazione scorre tranquilla nella cornice luminosa e azzurra di acqua e di cielo, tra le risaie che imbiondiscono al sole e tra i sassi dell’Elvo, nel mistero del bosco e nel “campo dei miracoli”, dove si nascondono reperti archeologici di epoche antichissime.

PEC ci prende per mano e ci accompagna senza fretta, col suo stile pacato, sereno, quasi tenero… il ritmo è lento e il racconto si perde in pensose e dolci divagazioni, quasi curve di una strada tra gli alberi del bosco. Come nelle fiabe più belle, l’importante non è la trama ma la voce calda che racconta. Si avverte il piacere di stare vicini, di unire i pensieri e di perdersi insieme… Dove il tempo si è fermato.

D.ssa Maria Brusa, presentazione di “Dove il tempo si è fermato” del 27/09/2016 presso la Biblioteca comunale di Santhià

Maria Brusa presenta “Dove il tempo si è fermato”

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