pec-e-maria-brusa-che-parlanoLe cose non dette.
Sono le 4,54 e sono già andato ad accendere l’essiccatoio. Ieri si è tagliato riso e poi la sera, stanco, sono andato in biblioteca a Santhià a presentare la nostra creatura, se a qualcuno gli scappa la pazienza e nei commenti mi dirà: «Eh basta con sto libro! Mi hai scassato i maroni!» ecco, se qualcuno lo vorrà dire, avrà tutta la mia approvazione, tutta la mia solidarietà, però prima di scriverlo quel commento devi sapere che ho dormito pochissimo, sono ancora ubriaco perso di felicità, frastornato da quell’affetto sincero che ieri sera in biblioteca mi ha schiantato a terra, come ho visto schiantarsi le mie piante più sensibili, travolte dal vento di tempesta.

Ma ieri sera quel vento non era di tempesta, era un vento dolce profumato di buono che ti allargava il cuore, ma che te lo faceva anche diventare piccolo-piccolo. Le emozioni non hanno voce, non riesco a descriverle, le previsioni erano pessime: «A Santhià i libri non interessano, ci saranno dieci persone,» dicevano in diversi. Non importa, per quelle dieci persone avremmo dato il massimo.

Sono arrivato tre quarti d’ora prima dell’inizio e la biblioteca era già aperta, ma tu guarda che persone meravigliose ci sono ancora, la Nadia stava portando dei fiori e me li ha fatti annusare, un profumo d’incanto mi ha stordito. Poi, dentro, a vedere tutte quelle sedie e gli orsetti appesi, una femmina ed un maschio, l’orsettina graziosa rappresentava la nascita della casa editrice Solidago; l’orsetto era la nascita del primo libro del disastro del Pec.

Ieri sera sono stato un disastro davvero, anche se ero stanco, mi ero preparato le cose da dire, mi sarei dovuto scusare che nelle storie del libro non si parla di Santhià… Però mia nonna  Jieta, di cognome era Santià, senza l’acca, come il nome antico della città, come lo era il Notu Santià, che era stato sindaco e ha una via a lui dedicata lungo il canale, verso la strada che porta ad Alice.

Poi la gente è iniziata ad arrivare e ho iniziato a scrivere le dediche, cercando di personalizzarle con chi ha avuto la gentilezza di aiutarmi a realizzare questo sogno, poi le sedie di scorta sono finite e io continuavo a scrivere, e avevo sempre gente sorridente davanti, sentivo solo le voci, quando mi sono alzato, ho visto: «Oh Dio…» La sala piena e alcuni in piedi al fondo e altri ancora in piedi nel corridoio.

Allora ho sopattato con forza la tenebra antica e quelli in prima fila hanno avuto un sussulto, li ho spaventati con quel verso d’altri tempi. Quindi ha parlato Maria Brusa e sono andato nel pallone, ascoltavo le sue parole ma non erano parole, era una dolce melodia, come quella che sento in primavera nel bosco, guardavo le sue guance a una spanna da me e ho visto una meraviglia che le scendeva dall’occhio verso di me, avrei voluto asciugarla quella meraviglia, ma avrei perso il controllo, sarei stato travolto da quella luccicanza.
Hanno parlato le autorità in rappresentanza della Provincia e del Comune, persone vere, che si emozionano. Poi, al mio fianco ho voluto Pantera e la mia maestra Luisella di Santhià, che veniva a fare scuola arrivando in bicicletta e che ora mi fa: «Vi portavate la legna da casa per scaldarvi.» E ancora c’era Loretta maiuscola e l’ho chiamata al mio fianco anche lei, ci doveva essere anche Cinzia simpatia ma era in viaggio. Siccome sono un disastro, volevo chiamare Nadia, ma ho chiamato Cinzia, poi l’equivoco si è chiarito e Nadia è arrivata. Nadia era già stata domenica nel borgo antico: «Sono venuta nel borgo antico, ho portato anche il prè, ma l’ho riportato indietro, nessuno me l’ha sgnaccato.» Ho rimediato subito.

Anche altri che c’erano ieri sera, avevano già visto la prima presentazione domenica e gli ho detto: «Ma è lo stesso libro, quello che avete visto presentare due giorni fa.»

Alla fine l’editore ha letto due storie, lui è bravo a leggere, ci mette la passione e fa le pause giuste, un incanto a sentire di quell’amore fatto nella melia, con il finale: «Tirti sù… Tirti su...» Era arrivata l’acqua sotto di lei, lo so che sembra impossibile da credere, ma era successo davvero così, la vita è una meraviglia, basta raccontare la realtà, la vita di ogni giorno è un romanzo meraviglioso.
Che meravigliosa storia è la vita.
Grazie Santhià!!! Se potessi vi sgnaccherei il prè a tutti.
pec.

Guarda e ascolta la presentazione della d.ssa Maria Brusa: https://www.facebook.com/domenico.calliera/videos/1807629296150260/

gruppo-santhia

Fenomeno PEC: il giorno dopo

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