A30 Vitu giobi perulin“Domenica scorsa, nel borgo antico abbiamo fatto una bella festa per tre bambini, per la loro prima comunione.Una donna mi fa: «Leggo sempre le tue storie al mattino, mi piacciono le tue storie, solo che son troppo lunghe, son di corsa, non riesco a leggerle tutte, se fai il libro lo prendo.»  C’era un’altra donna di un altro paese: «Lei era al mio paese un mese fa, l’ho visto in chiesa, sembrava un santo.» «Un santo io? No signora, si confonde con un altro, non ero io, al massimo beato, se c’erano altre donne nel banco…» «No, no, era proprio lei, è quello che scrive…» Purtè pasiensa.

L’inverno era lunghissimo, la neve se arrivava troppo presto era maledetta, portava via il lavoro. Nel negozio, d’inverno, si segnavano le spese a debito e le donne dicevano: «Cun i prim lans, paguma», vale a dire che avrebbero pagato quando sarebbero spuntati i quadrettoni, quando si cominciava ad allagare le risaie (il mare a quadretti) e si andava a mondare insomma.

Noemi era molto bella, con le forme della Mangano al tempo di Riso Amaro e, come lei, era disinibita e piena di entusiasmo. Le piaceva godersi la vita e dopo le ore in risaia, alla sera accettava i corteggiamenti dei ragazzi, ma non sempre si concedeva. Solo con chi le piaceva particolarmente andava sull’aia dietro i paijé (grossi mucchi di paglia), quando scendeva il buio. Fra tutti, però, era il figlio del suo datore di lavoro che le piaceva da morire. Ma lui, Riccardo, aveva già la sua fidanzata.

Il bosco per me ha avuto sempre un fascino particolare: quando vedo una grande quercia non posso fare a meno di abbracciarla, per stimarne la circonferenza, ma in quell’abbraccio c’è anche uno scambio di energia. Le piante sono essere viventi, hanno ritmi diversi dai nostri, ma come noi lottano per la vita tutti i giorni, sono in competizione spietata con le altre piante vicine, per disporre delle tre cose fondamentali della vita: la luce, l’acqua, l’alimentazione.

Di cuccioli Diana ne faceva sempre tanti e mia mamma, la Gina, li ammazzava e ne teneva solo uno o due. Era una pratica crudele ma si doveva fare. Allora Diana era disperata, tornava a chiamare Pantera e le faceva capire che le mancavano i suoi figli, li andava a cercare, annusava da ogni parte guaendo. Poi, quando capiva che la ricerca era inutile, diventava dispettosa nei confronti di mia madre. Forse aveva capito che era stata lei a uccidere i suoi figli. Andava nella stanza dove custodiva le cose che le servivano per andare nell’orto e gliele portava fuori in mezzo alla contrada, le teneva il muso per dei mesi. Così si vedevano in strada gli stivali o le scarpe di gomma, a volte anche la scopa, solo le cose che erano della Gina. Nel ripostiglio c’erano le cose di tutti, ma Diana portava fuori solo le cose della Gina.

… nel campo delle meraviglie, lungo la legnaia, vicino alla tana del riccio, vive una mirauda (biacco) superba. Le ho dato il nome di Mira. L’estate scorsa c’erano anche dei miraudini, quindi ci deve essere anche un Miro da qualche parte. E’ fatto divieto, divieto assoluto a tutti i membri della famiglia di uccidere Mira. Le miraude cacciano i topi, dove gira l’una, non girano gli altri. Nel sogno, Mira era uscita dalla tana e ha attraversato il campo delle meraviglie, con metà del corpo ritto, come fosse in piedi. Poi, davanti all’orto, si era fermata, mi aveva guardato ritta ancora di più: sssssssssss… Superba, era lunga più di due metri, grande come il braccio di un uomo vicino alla spalla. Che spettacolo, tutti e due fermi a guardarci in segno di sfida.

«Dài, taglialo tu, ma va dricc! – ma va’ diritto!», mi diceva la mamma con quel suo sorriso meraviglioso. Mi piaceva tagliare il sapone fresco. Mamma Gina mi dava il coltellone per pelare il maiale, mi faceva muntè a scagn, salire sullo sgabello delle mondine per arrivare al tavolo, ed io mi sentivo importante. Quel sapone durava dei mesi ed io dovevo stare attento a fare pezzi uguali.

Ed ecco che, a pochi metri da me, sento una vocina: «Sono qui che ti aspetto, non vieni a trovarmi?» Era lei, in mezzo alla meliga, a pochi metri da me. Sono andato verso quella voce d’incanto, sbattendo più volte la testa contro le mape ‘d meglia. Aveva preparato l’alcova, era nuda e aveva messo i vestiti sotto il suo corpo fremente. Era da tanto che aspettavo quel momento, era stato un tormento l’attesa, ma adesso lei era lì, un sogno che diventava realtà. Non abbiamo perso tempo, volevamo entrambi la stessa cosa, è stato meraviglioso, i minuti sono trascorsi senza che ci rendessimo conto, le zanzare erano una moltitudine sui nostri corpi nudi, ma non le abbiamo sentite, eravamo concentrati su ben altre sublimi sensazioni. Ad un certo punto lei fa agitata: «Tirti su… tirti su! – alzati… alzati!»  Le era arrivata l’acqua sotto la schiena!

Con Pallina festosa che mi correva intorno contenta abbiamo attraversato il campo delle meraviglie. Nel fosso, al bordo del campo, l’acqua ha scavato in pendenza, ha scoperto ceramiche e laterizi di epoca romana, ma tu guarda, chissà cosa c’è sotto quel campo. Entriamo nel bosco, dopo pochi metri ci sono le tane dei tassi, ce ne sono una dozzina, alcune tane non sono più utilizzate, altre sono freschissime, scavate da poco. I tassi sono in aumento dalla nostre parti, ne ho visti due morti lungo le strade in questa settimana, erano grandi maschi, sono in amore, sono distratti e ci rimangono, come quel tale che nveci da gnì, l’è ndà.

Nella stalla della nona Jeta, in inverno ci venivano tutti. Si trovavano la sera a fare il . Si raccontavano le storie, quasi sempre paurose, e noi bambini tutti intorno a sentirle, nessuno di noi osava andare in giro al buio, da solo, la sera. Una delle tante storie che alla fine mi faceva correre a trovare rifugio sicuro tra le braccia della mama Gina era la seguente: “In un paese era morta una vecchia facoltosa. Sul letto di morte l’avevano ricomposta con i suoi abiti della festa e tutti erano là a recitare il rosario e le litanie… ora pro ea…ora pro ea…ora pro ea… Le avevano messo alcuni dei suoi gioielli, una collana d’oro e degli anelli nelle dita: oltre alla fede nuziale, anche un anello con un brillante, che aveva fatto brillare gli occhi al Toni, uno del paese.

Indice

Presentazioni:

   7 Giovanni Ferraris

  11 Elisa Panero

  13 Pietro Pasquino

  15 Uomini che piantano alberi

  17 Le pietre scheggiate

  19 La pietra ollare

  21 La meliga

  23 San Pietro e Paolo

  25 Ma si cantava

  29 Noemi e ‘l sibiasu

  35 Niente grilli nella stanza

  39 Donne alla Masina

  41  Giuanin e il bosco

  45 Il lavoro delle donne

  47 I prunìn

  51 Diana

  53 Bagnare

  55 L’airone rosso

  57 Mira

  59 Al Giuan frè

  63 L’ultimo casè

  65 La leggenda della fontana

  67 Le more e gli strani uccelli

  69 Saun e buà

  73 Tra i sassi dell’Elvo

  75 La canva

  77 Buon compleanno capo Paola

  79 Una particolare giornata d’agosto

  81 Nerone e i giganti del bosco

  87 Ja r-vess e i pesci di notte

  91 La benula

  93 Il campo delle meraviglie e altre cose strane

  97 Le carpe d’agosto e lo zio Sinu

103 Biundin

105 Al Biundin e la Mariana

107 Nell’acqua torbida

109 I noci e le noci

113 Al Gioebi, al Perulin e altri personaggi

115 Rondini

117 Utugn

119 I tapinabò e la prova del sigilin

123 Della morte e di viaggi dell’anima

127 La chiesa antica di Arro

131 Pallina in autunno

133 I Toni, le Antonie, la cadrega e il macinino

137 La riga

141 San Martino

145 L’Alpina e la colza

147 La Rusìn

149 Luigino

151 Prima della nebbia

153 La collana

155 Nel bosco

159 Piove forte

161 I giganti del bosco

165 L’arvitulùn

167 La mano

173 Fidic

177 Cicogne, ibis e rasgnò

181 La curidura

183 Il muschio

185 Otto dicembre

187 Dove il fumo sale lento

191 Gelindo, il pastore

193 Vigilia di Natale

195 E’ Natale!

197 L’inondazione del vercellese nel 1859

203 Postfazione e ringraziamenti

Dove il tempo si è fermato: un assaggio

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